
La psicoanalisi junghiana, fondata dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, rappresenta un ramo differente rispetto alla psicoanalisi tradizionale ideata da Sigmund Freud.
Nata nei primi anni del XX secolo, questa disciplina si distingue per la sua enfasi rivolta all'individuo, al suo mondo inconscio e al processo di individuazione.
L’approccio psicoterapeutico della psicologia analitica consiste in una dimensione in cui l’analista e il paziente lavorano insieme per portare elementi inconsci della psiche in un rapporto più equilibrato con l’esperienza cosciente. Lo scopo è quello di approfondire il senso della propria esistenza, facilitare la maturazione della personalità, migliorare la salute mentale o fornire sollievo alla sofferenza psicologica.
Si lavora sulla costruzione di un sentiero condiviso, tra analista e paziente, dove insieme lavorano per costruire nuove letture del mondo interno ed esterno.
La psicoanalisi junghiana è una forma di terapia che si concentra sull’analisi dell’inconscio individuale e collettivo. Jung sosteneva che il processo terapeutico potesse avvenire attraverso l’integrazione di parti nascoste della psiche con la coscienza.
La Psicoanalisi Junghiana è caratterizzata fondamentalmente da tre elementi:
Jung descrive la possibilità di co-infettarsi nel rapporto terapeutico, lo spiega in termini metaforici in “Psicologia e alchimia”. Vede il rapporto terapeutico come un incontro tra paziente e terapeuta dove elementi psichici, ferite, emozioni del paziente e del terapeuta si fondono e creano una terzo spazio psichico, una nuova dimensione di vita.
Per quanto riguarda il ruolo del terapeuta, esso è considerato alla pari di quello del paziente. Il professionista non è indifferente alla storia della persona che ha di fronte, ma viene coinvolto, crea con lui un sentiero e una nuova modalità di sentire e di pensare.
All'interno della psicologia junghiana vengono analizzate le manifestazioni dell’inconscio collettivo oltre che attraverso i sogni e i ricordi, anche nelle storie archetipiche. Esse si trovano all'interno della mitologia, nelle fiabe e nelle arti che rispecchiano alcune tematiche e alcuni i modelli generali umani.
Questo andare a fondo illumina ancora di più l’inconscio e le nostre parti rimaste “sepolte” non vissute, così come le emozioni, le passioni, gli impulsi, le difese, i ricordi.
La teoria dell’Individuazione di Jung - il processo interiore di autorealizzazione - descrive un percorso che può durare tutta la vita, grazie al quale una persona può provare a realizzare in maniera più ampia il proprio sé.
Secondo Jung nella prima parte della vita vengono raggiunti alcuni risultati legati alla realizzazione nella vita quotidiana. Nella seconda metà della vita l'individuo si concentra sul processo di conquista della maturità psicologica, ovvero sulla ricerca di un significato autentico della vita e, in ultima analisi, della morte.
La psicoanalisi junghiana ha le sue radici in Svizzera, dove Jung ha svolto la maggior parte del suo lavoro clinico e di ricerca.
La psicoanalisi junghiana nasce dalla collaborazione e poi dalla rottura tra Jung e Freud. Jung perseguiva una comprensione ampia e spirituale della psiche umana.
Dunque egli sviluppò la sua teoria come risposta alle limitazioni che percepiva nella teoria freudiana, motivato dal desiderio di comprendere la vasta gamma di esperienze umane, inclusi i fenomeni spirituali e religiosi.
A chi si rivolge
Questa forma di psicoanalisi si rivolge a persone che vogliono cercare una risposta ai loro disagi attraverso una maggiore comprensione di sé.
È particolarmente utile per coloro che affrontano crisi esistenziali, problemi di adattamento o sono desiderosi di esplorare la dimensione spirituale della loro esistenza.
Attraverso il percorso di psicoanalisi junghiana si interviene per: