Essere genitori è un'avventura complessa ed impegnativa, ma che dona molto. Vi sono sfide e domande continue da affrontare, è importante sapere che non vi sono soluzioni assolute, ma percorsi da costruire insieme ai propri figli.
Il sostegno alla genitorialità consiste in una consultazione dove vengono affrontate domande e difficoltà attorno ad i temi della genitorialità.
L'essere genitore è una dimensione in costante cambiamento, è comprensibile dunque sentirsi mancanti ed impreparati. Essere genitore non vuol dire dare tutto, ma anche talvolta riconoscere i propri limiti.
Di fronte a una serie di situazioni i genitori possono trovarsi in difficoltà per diversi motivi:
Il termine guidance è di origine inglese e significa consiglio. I genitori spesso possono richiedere consigli indicazioni, soluzioni alle difficoltà che sentono con i loro figli.
Risulta importante sapere che non vi sono consigli o indicazioni assolute.
Essere affiancati da un professionista può aiutare a comprendere cosa sta avvenendo nella relazione con i figli. Il terapeuta non è però l'esperto, colui che ne sa di più dei genitori. Il clinico accompagna semmai le figure genitoriali nel far emergere le loro risorse già possedute, nel trovare le soluzioni con le loro forze, offre fiducia ed ascolto.
Nel caso del burnout dei genitori, questo esaurimento non è percepito come tale perché avviene molto gradualmente e lentamente. Risulta difficile riconoscerlo poiché si può credere che dimostrare di essere bravi genitori voglia dire manifestare sempre la propria competenza e mai le debolezze.
L'attenzione per i figli può provocare una pressione molto forte, al punto da perdere l'orientamento fino a raggiungere un burnout genitoriale.
Di fronte alle richieste dei figli, i genitori possono pensare che se non rispondono positivamente sono cattivi genitori.
Essere genitore vuol dire esprimere le proprie potenzialità ed accogliere le proprie difficoltà, poiché fanno parte delle relazioni così come della vita. Può essere utile più che mostrare di riuscire a farcela sempre, saper esprimere che si può provare difficoltà o tristezza. Questo può essere un insegnamento ed un arricchimento importante, per genitori e figli.
Esiste, inoltre, una pressione sociale che spinge talvolta bambini e genitori a riuscire sempre, a non affaticarsi mai. La fatica e le difficoltà fanno parte della vita.
La famiglia tradizionale non è più l'unica alternativa concepibile. Vi sono molte famiglie dove vi è un solo genitore per varie ragioni: lutti, separazioni, fecondazione esterna, adozione.
I genitori single possono sentirsi confinati e poco aiutati: i sentimenti di solitudine sono legati alla difficoltà nel gestire la quotidianità dei propri figli, al sentirsi diversi e sbagliati, al non riuscire a trovare tempo per sé stessi, al non avere sempre la possibilità di confrontarsi.
L'aiuto di uno psicologo può essere utile per trovare supporto in questa situazione poiché affianca il genitore nel far emergere le potenzialità genitoriali e personali che già possiede. Non vi è un modo giusto di essere genitore, ognuno costruisce il proprio sentiero di vita con il proprio figlio e solo genitore e figlio sanno qual'è la loro strada.

Secondo Jung, vi sono delle dimensioni consce che influenzano il rapporto con i figli, ma anche delle influenze inconsce. Queste influenze, possono riguardare vissuti famigliari non comunicati, ricordi delle esperienze passate dei genitori con i propri genitori, episodi vissuti precedentemente, essi possono condizionare la relazione genitore-figlio e ciò che ne deriva. Risulta importante ascoltarli, accoglierli ed elaborarli insieme al terapeuta.
La dottoressa Gariazzo, ispirata dall'approccio junghiano, affronta con i propri pazienti tutti i problemi legati al loro essere genitori. Incontrarla significa riservarsi uno spazio per comprendere meglio sé stessi e la propria dimensione genitoriale: ascoltare un desiderio di cambiamento che può portare ad una trasformazione delle proprie relazioni famigliari.